Raffaella Santulli, autrice di "Mezzo pieno", romanzo vincitore della prima edizione del concorso Narrando, è nata a Napoli nel 1974. Ha lavorato come avvocato dopo la laurea per poi trasferirsi a Torino nel 2001 ed occuparsi di diritto tributario.
Scrittrice per passione, globe trotter per vocazione, ha vissuto per qualche anno tra l’Italia e l’Irlanda. Attualmente è alla ricerca di nuove terre da colonizzare e, nel frattempo, abita a Torino dove si occupa di compliance e di recensioni di libri.
Intervista a Raffaella Santulli su “Mezzo pieno”
A cura della redazione Albus
Parlaci di "Mezzo pieno", della trama, da quale idea nasce.... Più che da un’idea, “Mezzo Pieno” nasce da una necessità: quella di mettere nero su bianco ed oggettivizzare quello che sentivo come pressante e scomodo in un certo periodo della mia vita. Perché quando scrivi, quello hai dentro si modifica, si trasforma, si evolve e comincia a vivere di vita propria. Ed è lì che accade il miracolo.
Leggiamo dalla biografia scritta in quarta di copertina che nasci a Napoli, ma vivi da tempo a Torino, un po' come la protagonista Viola, che da un paese del sud si trasferisce al nord, quindi diventa inevitabile la domanda: quanto di Raffaella c'è in Viola e viceversa? C’è meno di quel che si potrebbe pensare. Due percorsi di vita che nascono inizialmente paralleli per poi biforcarsi, due personalità compatibili ma non uguali. Diciamo che Viola è parecchio più paranoica e complicata di me e che io sono un po’ più sensata di lei… per fortuna…
La copertina nasce da una tua idea, perchè una torta così grande ed una sposina piccola piccola? Volevo trasmettere, attraverso una raffigurazione simbolica, il senso di inadeguatezza della sposa piccola e umanissima rispetto all’enormità del matrimonio e di tutto ciò che lo stesso si porta dietro: responsabilità, impegno, religione, definitività.
C'è qualche scrittore che ti ispira in modo particolare? un punto di riferimento come stile di scrittura? A volte ho l’impressione che tutto quello che leggo si sedimenti e si stratifichi per poi mescolarsi ed amalgamarsi prima di confluire insieme a tutto il resto – pensieri, sensazioni, idee - sulla tastiera del computer, per cui credo che inevitabilmente il mio modo di scrivere sia anche frutto inconsapevole di questa alchimia, ma avrei qualche difficoltà ad individuare un modello particolare al quale ispirarmi.
Ci dai un consiglio di lettura, un libro che dobbiamo assolutamente leggere? Solo uno? Ok, allora Novecento di Alessandro Baricco. Mi ha tenuto compagnia per un’intera, lunga notte insonne passata in macchina a Saint Malo, in Bretagna, e mi ha emozionato come nessun altro libro.
Progetti futuri? Un nuovo romanzo, con una storia molto diversa, ma sempre al femminile, che comincia sul finire della seconda guerra mondiale. E poi scrivere recensioni, ho cominciato da poco ed è una cosa che mi piace molto e che vorrei fare anche “dal vivo”, cioè presentando al pubblico gli scrittori che amo… i libri belli mi entusiasmano e credo che riuscirei a trasmettere questo entusiasmo anche agli altri in maniera contagiosa…
Intervista rilasciata il 25 agosto 2008
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