Salone del libro

"Mezzo Pieno al Salone del libro"

Sabato 16 maggio alle 20,30, presso lo stand della Regione Campania del Salone del Libro di Torino, presentazione di "Mezzo Pieno" a cura di Guido Kalk. Interverrà l'autrice.

 

Presentazione Dublino

Presentazione "Mezzo Pieno a Dublino"

Lunedì 9 febbraio, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino, Raffaella Santulli presenta "Mezzo Pieno"

 

Presentazione Libreria Guida

"Mezzo Pieno" di Raffaella Santulli

Venerdì 7 novembre 2008 - ore 18.30 presso la Libreria Guida - via Duomo 19 - Nola (Na)

Sarà presente l'autrice.

Relazioneranno la d.ssa Irene Caliendo e la giornalista Autilia Napolitano.

 

Presentazione LEGOLIBRI

"Mezzo Pieno"

Giovedì 23 ottobre 2008 - ore 21.00 presso LEGOLIBRI - via Maria Vittoria 31 - 10123 Torino tel 011888975

Presentazione di Mezzo Pieno.

Intervengono Guido Kalk e Raffaella Santulli.

 
Sei in: Home Rassegna Web Civiltà letteraria
Apr
06
2009
Civiltà letteraria PDF Stampa E-mail
Scritto da Simona Corrente   

Homepage - Accesskey: alt+h invio

Civiltà letteraria (a cura di Anna Guglielmi)

Zoom immagine

Un caleidoscopio intimo
di emozioni e nostalgie.
Intendere la vita come
un boccale Mezzo pieno

di Simona Corrente
Albus edizioni propone il romanzo di una giovane donna in bilico
fra sogno e realtà, che cerca dentro di sè il segreto della felicità


Chi decide cosa è giusto e cosa no? Chi o cosa determina quelli che sono i doveri di ciascun individuo? Cosa si farà da grandi è frutto della libera decisione di ognuno oppure sono le costrizioni sociali, le aspettative dei genitori o di chi ci sta attorno a determinare le nostre scelte, le nostre azioni e a fare dei bambini di oggi gli adulti di domani? Questi interrogativi esistenziali non sono il frutto di elaborate riflessioni filosofiche, al contrario scaturiscono da un esempio pratico e immediato, quello di Viola, una ragazza del Sud che si trasferisce a Torino per raggiungere Andrea, l’uomo che ha appena sposato, coronando il sogno d’amore coltivato da tutta una vita.

Il romanzo Mezzo pieno (Albus edizioni, pp. 116, € 9,50), scritto dalla napoletana Raffaella Santulli, ha vinto la prima edizione del concorso letterario internazionale “Narrando” – bandito dalla medesima casa editrice, con la finalità di pubblicare l’opera prima classificata – e racconta l’evolversi della vita della giovane Viola in maniera così chiara e semplice da rapire il lettore, coinvolgendolo profondamente. I timori verso la nuova città che l’accoglie, il dolore per l’abbandono dei propri cari e per la vita spensierata che conduceva al paese, l’infrangersi dell’idillio coniugale così come l’aveva mitizzato, i sentimenti contrastanti di amore e odio verso una città fredda e anonima, rendono il lettore sensibile al disagio interiore della giovane donna che, almeno nella prima parte del romanzo, non riesce a liberarsi del suo passato, rimpiangendolo continuamente.

Il libro si apre con un omaggio a Oriana Fallaci, una bellissima poesia sul senso della vita: solo lo scorrere degli anni conferisce la giusta prospettiva e un sufficiente grado di libertà per intenderne il suo significato più profondo. Si legge: «Io mi divertivo ad avere trent’anni, [...] / sono stupendi i trent’anni, [...] / sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, [...] / perché siamo lucidi, finalmente, a trent’anni! / Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; / se siamo atei, siamo atei convinti. / Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che / il peccato è un punto di vista, non temiamo / la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la / disubbidienza è nobile. / I conti [...] / li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. / Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima».

Partire per una nuova vita: la profonda riflessione interiore

Chi ha dovuto abbandonare la propria città natale per necessità lavorative o per ricongiungersi al proprio amato (o amata) conosce perfettamente lo stato emotivo che un tal cambiamento può generare: un senso di insofferenza per lo sradicamento da un lato, di velata euforia per la nuova avventura che l’attende dall’altro. Nel caso di Viola, almeno all’inizio del romanzo, è solo il primo stato d’animo a prevalere: «la mia vita fino al momento di salire su quel treno, le risate, i litigi, la confusione, la mia mamma, il suo profumo, la mia camera, i miei fratelli e i nostri giochi, l’allegria, l’odore del ragù e dei carciofi arrostiti la domenica mattina. Tutti i piccoli, normali gesti quotidiani avevano il sapore struggente delle cose che fai per l’ultima volta. Non sono fatta per gli addii, per le cose che finiscono, per quello che non riesco a controllare».

Ma nonostante tutti questi sentimenti contrastanti e carichi di nostalgia, Viola parte alla volta di Torino, sale sul treno che la porterà dal suo Andrea per vivere finalmente quella vita felice che tanto desidera. E, infatti, alla stazione piemontese l’attende sì il suo amato, ma questo non basta a scaldarle il cuore perché il loro nido d’amore non è assolato e accogliente come lo ha immaginato per anni; come lei stessa descrive: «le ho viste le case e sì, sono piccole e si affacciano su degli orribili cortili e la gente mette delle lunghe tende verdi ai balconi per ripararsi dal sole, come se ci fosse il sole, o forse per non essere guardata o per non guardare fuori [...] per concentrarsi solo sul piatto di minestra che ha davanti e sulle notizie del telegiornale, perché domani la sveglia suonerà di nuovo alle sei e ricomincerà un nuovo giorno, nuovo piccolo ingranaggio». Parole taglienti per descrivere una quotidianità che non le appartiene; continua la protagonista, «mi sono guardata intorno e ho sentito una tristezza infinita. Questa non è casa mia, che ci faccio qui?».

I primi mesi di vita nel capoluogo piemontese sono davvero duri per Viola, non riesce proprio ad adattarsi a uno stile di vita tanto diverso dal suo, si sente diversa, un pesce fuor d’acqua, racconta: «la mattina vado a fare la spesa e vedo solo persone anziane che mi guardano con aria strana. Poi ho capito, si chiedono perché io non sia al lavoro. Qui tutti sono al lavoro, non si sta in giro [...] come al mio paese. Che ho fatto? Perché sono qui? Sono a Torino e sono sola, in questo posto che non mi appartiene, in questa casa che non mi piace. Vuoto. Tristezza».

Con l’abbandono dei luoghi a lei famigliari, comincia a insinuarsi in Viola il tarlo del dubbio: ha fatto la scelta giusta oppure tutta la sua esistenza e le sue “libere” scelte sono state in realtà condizionate dal senso del dovere, dalla necessità di apparire come gli altri vogliono vederci? Viola si rende conto di quanto lei stessa si condizioni «c’è la mia vita e poi, nella mia mente, c’è il film della mia vita e, a volte, faccio confusione e dico e faccio delle cose pensando al loro effetto scenico piuttosto che al fatto che sono cose che, fatte o dette, provocheranno delle reazioni e delle conseguenze reali». Naturalmente tutta questa problematica psicologica non fa che allontanarla dal suo Andrea, fisicamente vicino, ma interiormente lontanissimo.

A tenere vivo e forte il legame con i luoghi d’origine, oltre alla famiglia, c’è l’amica Francesca, una donna forte, decisa, un punto di riferimento come lei stessa racconta: «Francesca è la mia migliore amica, Francesca ha sempre una spiegazione per tutto. È razionale nell’irrazionalità. Riesce sempre a trovare il bandolo della matassa. Francesca è un’entusiasta e sa ascoltarmi». Il romanzo è composto in parte da una serie di lettere che Viola scrive all’amica, tenendola costantemente informata su tutti gli avvenimenti che (s)travolgono la sua vita. Il fatto che nel libro, scritto in forma di diario, non vi siano le lettere di risposta dell’amica fa pensare che la Santulli abbia voluto identificare in Francesca l’alter ego di Viola.

Viola: un tentativo di lotta contro le convenzioni sociali

In questo suo primo romanzo l’autrice ha creato un personaggio davvero interessante seppur Viola sia una ragazza semplice e fragile è tutt’altro che leggera. La sua segreta storia d’amore con un ragazzo molto più giovane di lei non è mera passione e trasgressione. Al contrario, parte del suo struggimento interiore è proprio generato dall’insofferenza che l’atto del tradire provoca in lei. Viola lotta contro se stessa per reprimere un sentimento così forte per un uomo che non è suo marito, lotta contro se stessa per cercare di tenere ancora in vita il giuramento d’amore eterno che ha stretto con il suo Andrea. In realtà, la protagonista sembra quasi lottare contro le convenzioni sociali, contro quel senso del dovere che fa sì che rapporti e relazioni, ormai solo di facciata, vadano avanti; guai a turbare certi equilibri, a uscire fuori dagli schemi per tentare di cambiare l’idea che gli altri hanno di noi.

La protagonista del romanzo si analizza, s’interroga su quale sia poi il vero senso della vita, quale sia il significato della parola “felicità”. Non ha una risposta in merito, è sempre in bilico tra realtà e sogno. Viola lascia al lettore la libertà di credere o non credere, di coltivare la speranza: «mi sono chiesta tante volte cosa significhi essere felici, se la felicità sia una condizione realmente possibile o solo astrattamente ipotizzabile, se si racchiuda in pochi, magici momenti, o sia legata a una serenità duratura».

Simona Corrente

Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Aprile 2009 20:49
 
In questa categoria puoi leggere anche:
themesclub.com cms Joomla template
Copyright © 2007 raffaellasantulli  -  All Rights Reserved. design by themesclub.com
themesclub logo